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ANNUNCIAZIONE, detta "Madonna del Canton"
Degno di nota
e caro alla tradizione trentina è il gruppo dell' Annunciazione al
Canton, storico crocevia di Trento che un tempo ospitava il mercato
e ora corrisponde all'angolo tra le attuali Via San Pietro e Via
Manci; l'originale è stato acquistato dalla Provincia Autonoma di
Trento nel 1977 mentre nella storica collocazione urbana è
attualmente visibile la copia. L'insieme è formato dall'angelo
annunciante, con i piedi appoggiati su una nuvola collocato su un
piano superiore rispetto alla Vergine unnunciata, inginocchiata in
atteggiamento di umiltà. Le due figure principali erano completate
dalla colomba dello Spirito Santo e da un vaso di fiori che funge da
motivo decorativo e
separatore tra l'angelo e la Madonna. Scolpite in legno di tiglio,
dipinte originariamente a vivaci colori e parzialmente dorate, le
sculture lignee vennero
realizzate per la
cappella della Confraternita dell'Annunziata dopo il 1672, anno di
fondazione, quando ancora non esisteva l'odierna chiesa deputata e i
membri si riunivano presso la Prepositura nella chiesa di Santa
Margherita. Quando la Confraternita eresse la propria chiesa tra il
1713 e il 1715 avvalendosi dell'architetto Antonio Brusinelli, le sculture
vennero rimosse dall'altare originale e probabilmente donate alla
famiglia Auchentaller, che nel 1733 le collocò in una edicola
all'esterno della propria casa, la quale agli inizi del 1900 prese
la denominazione di casa Zelgher. Un'iscrizione tra le mensole
nell'edicola, più volte ridipinta nel tempo, ricorda tale
avvenimento " Hoc signum olim in tempo B.M. Virginis ab Angelo
salutae colebatur, Huc A.P.Cn.N.
MDCCXXXIII ". Pur non conoscendo il nome dell'autore, si può
confermare l'ipotesi già avanzata da Rasmo, che egli sia un artista
di origine nordica, come attestano le fittissime pieghe dei manti, i
profili taglienti dei visi e una certa durezza nell'intaglio, i
panneggi strettamente avvolti intorno alla figura, sopratutto
dell'angelo. L'aspetto inedito e più curioso è pero che tale gruppo
richiama nel modello le figure dell'Annunciazione che ornano
l'altare Maggiore della chiesa del Carmine a Rovereto, eseguito da
Giacomo e Cristoforo Benedetti intorno al 1694. Se è da escludere
che si tratti della stessa mano, a causa di evidenti scarti
stilistici nella trattazione del modellato è però innegabile che
l'ignoto intagliatore dell'Annunciazione di Trento, offrì un modello
ai Benedetti o quanto meno, guardò lo stesso esempio.
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