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CASTELLO
DEL BUONCONSIGLIO
Il solenne
portale della Loggia praticato nel rispettabile spessore della cinta
urbica, si apre sulla Fossa della Cervara, detta Fossa dei Martiri.
La cima del portale, ad arco ribassato, contiene lo scudetto dei
leoni del Cles, sormontato dal galero cardinalizio. Esso si
inserisce nella geometria dei tondi e dei triangoli delle lunette (
"Amore e Psiche", " Dama con gentiluomo che suona il flauto") e dei
pennacchi affrescati ( nudo del "Sole re" ). Si scende nel fossato
per una ripida scala di pietra ( 35 gradini, 3 rampe ), sostenuta da
due archi rampanti poggiati al muro e alla roccia. La fossa fu
scavata a più riprese nella rupe per isolare il castello e la cinta
murata della città dalla collina soprastante. Dopo l'amara
esperienza della ribellione dei contadini del 1525 che portò le
ostilità fin presso le mura del castello, il Cles fece ulteriormente
scavare il fossato dove, come prima di lui aveva fatto l'Inderbach,
mise in libertà dei cervi ( si indica la porta murata che, secondo
la tradizione, serviva ai cervi per accedere ad una cantina onde
ripararsi dal freddo
invernale; nel
giardino il Cles teneva i pavoni
). La fossa si chiamo così "dei zervi". Il muro del Magno
Palazzo si elevava al di sopra della cinta della città ed è
corredato da poche aperture. Più movimentata e guerresca è la
facciata di Castel Vecchio. E' partita in 2 settori, la prima espone
una serie di sette sporti, una asimmetrica di finestre e le tre
successive merlature a coda di rondine (anche in laterizio) e piene
( al coronamento). La seconda, inframmezzata dalla prima da un
inserto e due merli a coda di rondine con mantelletti, presente, al
di sopra del parato lapideo della cortina urbica, cinque successive
linee di fuciliere ottocentesche. Il muro di nord teso tra il
castello e la rupe della Cervara, è articolato da 5 aperture lunghe
e strette ad arco pieno. La Torre Grande incombe sull'intero apparato
edilizio medievale. La fossa accoglie l'ara dei caduti
dell'insurrezione trentina del 19-20 marzo del 1848, dei 21
Volontari Lombardi dei Corpi franchi, quì fucilati il 16 aprile del
1848 dopo essere stati catturati presso il lago di Santa Massenza.
La lapide ( infissa nella roccia tra festoni di edera ) a memoria
della "Prima Legione Mobile Bergamasca" che nell'aprile del 1848 si
spinse fino a Vezzano. Nello spazio sotto il gran muro di nord ci
sono tre cippi di pietra a testimonianza delle esecuzioni capitali
per "alto tradimento" degli eroi trentini della I guerra mondiale,
Fabio Filzi (impiccato 12-7-1916), Damiano Chiesa (fucilato
19-5-196), e Cesare Battisti (impiccato 12-7-1916). La fossa veniva
nottetempo vigilata da custodi. Dopo la restaurazione e fino
all'ultimo decennio dello scorso secolo, era stata adattata a
bersaglio militare. Fu ulteriormente allargato per rendere più
scorrevole la soprastante strada della Cervara.
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