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C'è da chiedersi
quale sarebbe il paesaggio alpino se fosse completamente spogliato
dagli alberi. La risposta è chiara: <
un luogo triste,
desolato in procinto di diventare un deserto
> perchè <
un albero non è
utile soltanto per i prodotti che elargisce agli uomini, ma perchè
la natura gli ha assegnato la missione di dispensatore di vita
>. La complessità della sua esistenza nelle sue componenti fisiche,
chimiche, biologiche è infatti il fulcro della vita. Come ogni
creatura vivente, l'albero è effimero: cioè nasce, vive, si
riproduce e muore. Tuttavia dall'umile arbusto all'esemplare più
maestoso tutti adempiono ad una precisa funzione nell'economia della
natura. Il bosco, quale insieme di alberi è
perenne,
non muore mai, perchè di continuo si rinnova naturalmente attraverso
la disseminazione delle piante mature e la crescita del novellame,
in eterno armonico ritmo, perpetuatore della comunità vegetale.
L'albero per la sua sopravvivenza sembra avere un particolare
istinto, quasi un intento di adattamento. Ogni albero contende al
vicino il proprio spazio vitale, nella esasperata concorrenza tra
individui della stessa specie, la sua ricerca è sempre verticale.
Io, nel periodo riabilitativi per una operazione al cuore,
sostituzione della valvola Aortica, percorrendo la ciclabile lungo
il fiume Adige, qui a Trento, ho avuto modo di osservare gli alberi
di grosso fusto che fiancheggiano la pista stessa. Li ho osservati
attentamente, tra una pausa e l'altra per rifiatare dalla fatica,
giorno dopo giorno per quasi un anno, sia d'estate che d'inverno.
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Così
che un giorno sono ritornato per fotografarli in tutta la loro
naturale bellezza. Fra i monumenti naturali di inestimabile
valore di cui Trento è ricco, questi alberi, trovano una loro
naturale collocazione quali <monumenti
viventi>per le loro
notevoli dimensioni e in quanto esemplari vegetali di una
bellezza unica e rara sul piano estetico. Possenti, maestosi,
quasi in centro città, con i loro tronchi di dimensioni
gigantesche, al loro cospetto si prova un senso di stupore e
ammirazione seguito subito dopo da un senso di protezione. E'
sempre emozionante pensare che essi, pur immobili, abbiano
potuto essere testimoni per secoli, talvolta per millenni, di
tutti i grandi avvenimenti della storia, mentre l'uomo, nel
frenetico movimento, non può esserlo altrettanto, in quanto
percorre un cammino nel tempo molto più breve.
enio@28apr2006
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