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a Trent

Castello de Buonconsiglio 29 luglio-29 ottobre 2006


 Girolamo Romanino


 

A distanza di ben 40 anni dalla prima e finora unica mostra monografica di Brescia, il Castello del Buonconsiglio di Trento organizzerà nell'estate del 2006 un'ampia rassegna sull'artista bresciano Girolamo Romanino, autore del celebre ciclo pittorico che decora gran parte del castello a Trento. Pur mantenendo al centro dell’esposizione gli affreschi del Castello, ed il suo vasto e prezioso apparato decorativo, l’esposizione porterà a Trento straordinarie testimonianze pittoriche del Romanino, provenienti da prestigiosi musei e collezioni pubbliche e private italiane ed estere.

Girolamo di Romano, detto Romanino, nasce a Brescia verso il 1485. La città lombarda si configura come uno dei centri più importanti della pittura del Cinquecento nell'Italia del Nord, grazie ad artisti come Foppa, Moretto e Savoldo. Romanino si distinse per il linguaggio poetico audace e anticonformista che mette in discussione i canoni dell'armonia ed equilibrata pittura rinascimentale: la sua pittura possiede una sconcertante e struggente forza espressiva . Dopo aver subito negli anni giovanili il fascino della pittura veneziana, sopratutto di Giorgione e di Tiziano, Romanino cambia stile, ricercando espressioni profondamente personali: si ispira anche alla pittura e alla grafica tedesca, come si nota nel magnifico cielo pittorico del duomo di Cremona (1519). L'affresco è il mezzo espressivo più congeniale a Romanino poichè gli consente enormi spazi di libertà creativa e d'improvvisazione che lo pongono tra i personaggi più geniali e originali del suo tempo. Ricca e affascinante è anche la sua produzione di dipinti su tela, come il cielo nella

 

 

cappella del Sacramento in San Giovanni Evangelista a Brescia, realizzato fra il 1521 3 il 1544. Il confronto è con Moretto, ma la pittura audace di Romanino si distingue per l'acuto realismo e per i contrasti di luce che, sopratutto nel celebre San Matteo, sembrano presagire addirittura la pittura di Caravaggio. Nel 1531 si propone al Principe Vescovo di Trento Bernardo Cles per decorare il sontuoso Castello del Buonconsiglio. In poco più di un anno nasce a Trento uno dei più vasti e straordinari cicli affrescati di tema profano della prima metà del Cinquecento il Italia. Di grande suggestione e carica emotiva sono gli affreschi eseguiti qualche anno dopo in alcune chiese della Val Camonica: sopratutto in Santa Maria della Neve a Pisogne, definita da Giovanni Testori la "Cappella Sistina dei poveri". Ultima grande opera è la Chiamata di Pietro e Andrea in san Pietro a Modena, del 1558, spettacolare interpretazione crepuscolare dell'episodio evangelico. La carriera del Romanino, affermato protagonista del Rinascimento italiano, si conclude verosimilmente nel 1560. Fu definito capriccioso e bizzarro, e contestato per la sua arte trasgressiva e ribelle, ma anche celebrato per le sue doti sorprendenti e ricercato per la rapidità miracolosa nell'eseguire gli affreschi. Vasari lo ammirò, citandolo due volte tra gli eccellenti pittori della Vite. Romanino, figura da sempre controversa, ottenne nel panorama dell'arte italiana del Rinascimento un singolare primato, conseguito con le provocazioni di un linguaggio sperimentale ed eccentrico. A quarant'anni dalla sua prima mostra, il Castello del Buonconsiglio, ospiterà una grande rassegna internazionale per

 

 

 

ripercorrere la sua opera e rendergli un omaggio da tempo dovuto. Nelle splendide sale della residenza principesca, decorata insieme a Romanino, dai ferraresi Dosso e Battista Dossi, dal veneto Marcello Fogolino e dal tedesco Bartolomaus Dill Riemenschneider, saranno esposte 100 opere dell'artista bresciano e dei piottori che con lui intrecciarono la loro attività nel corso della prima metà del Cinquecento. I dipinti, provenienti dai maggiori musei del mondo, esplorano la singolare vicenda creativa del Romanino, chiamando a confronto i più grandi artisti ai quali si riferì. Inizialmente sedotto da Giorgione e Tiziano, egli attinge alle fonti più vivide della pittura lombarda a cominciare da Bramantino. Ma presto risente delle inquietudini di Lotto, si affianca ai contemporanei Moretto e Savoldo, e risponde agli echi dell'arte nordica, con l'esito di un'espressione spregiudicata e inconfondibile. Lo straordinario avvicendarsi dei temi mitologici e biblici, allegorici ed erotici rappresentati negli affreschi e nei dipinti si esprime con graffiante immediatezza anche in un prezioso gruppo di disegni, per la gran parte mai prima d'ora visti dal pubblico. La rassegna, come cita la locandina, offre nuove rivelazioni sull'artista, numerose opere restituite da recenti restauri, conoscenze inedite sui procedimenti e sulle tecniche, affascinanti prospettive sulla pittura rinascimentale italiana doltr'alpe, con la quale si intessono vitali relazioni.

 

Loggia con gli affreschi

 

 

 

 

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