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La morte di ÖTZI scritta su una stele

Trento - 21 - gennaio - 2006


   

Su una stele trovata di recente a Laces c'è un'incisione rupestre che potrebbe essere la scena dell'assassinio di Ötzi, la mummia di 5 mila anni fa, trovata 15 anni fa su un ghiaccio della Val Venosta, sulla cresta di confine tra l'Italia e l'Austria. Si tratta di una stele dell'età del rame rinvenuta in Val Venosta a pochi chilometri dal luogo di ritrovamento di Ötzi, sulla quale è raffigurato un omicidio: un arciere che rivolge la sua freccia alle spalle di un altro uomo. Ötzi era morto proprio in questo modo, secondo una teoria elaborata da Eduard Egarter, l'anatomopatologo che guida il team internazionale di scienziati che studiano da anni la mummia del progenitore dei tirolesi. Egarter, esaminando alcune lastre radiografiche, aveva infatti trovato la punta di una freccia conficcata nella sua schiena. La sensazionale scoperta è contenuta nel terzo volume del libro scientifico «The Chalcolithic Mummy», pubblicato dalla casa editrice bolzanina Folio e presentato ieri, giorno 20 alla stampa. Colpisce a questo proposito la singolare analogia con la scena dell'arciere della stele, ritrovata pochi anni fa in una chiesa di Laces. Le ipotesi fino a quel momento più accreditate, soprattutto quelle sul rango del defunto, sulle modalità della sua morte e sulle cause della sua presenza ad una quota estrema, meritano di essere riconsiderate approfonditamente. La scena potrebbe essere una citazione di un fatto di cronaca molto conosciuto in quei giorni, ovvero l'età del rame, in quella zona. Di grande importanza è anche una scoperta fatta in una biblioteca di un saggio del 1738 di Anton Roschmann, considerato il padre dell'archeologia del Tirolo antico. Roschmann racconta di un grande ghiacciaio, che con ogni probabilità è proprio quello della Val Senales, che avrebbe restituito notevoli quantità di ossa umane e di animali. Come hanno dimostrato alcune ricerche scientifiche, Ötzi è stato conservato fino ai tempi d'oggi grazie ad un brusco cambio 

climatico.All'epoca alla quale viene fatta risalire la sua morte le temperature sono infatti scese e le precipitazioni sono aumentate,garantendo in questo modo la conservazione del cadavere. Nei secoli scorsi ci sono però stati brevi periodi nei quali il ghiacciaio della Val Venosta si è notevolmente ridotto. 

I ritrovamenti archeologici, citati da Roschmann, potrebbero infatti risalire ad uno di questi periodi. Ötzi fu scoperto, come si sa, nel 1991 alla frontiera tra Italia e Austria a 3.213 metri di altitudine, e chiamato l' uomo del Similaun perchè fu il rifugio con questo nome, vicino a Bolzano, a riceverne per primo la notizia. Era il 19 settembre, ed Erika e Helmut Simon, di Norimberga, scendendo dalla cima del Similaun fecero una scoperta che, se in un primo momento sembrò semplicemente macabra, si rivelò in seguito di portata straordinaria. Il soprannome di Ötzi fu dettato dalla vicinanza della confinante valle di Oetztal e dalla spontanea simpatia che ispirò quel piccolo uomo di 15 chilogrammi, alto un metro e sessanta centimetri. Ötzi è il primo uomo preistorico dell' inizio dell' età del rame giunto fino a noi in eccellente stato di conservazione, col suo equipaggiamento, i suoi abiti ed i suoi accessori. È stato ritrovato nudo, ma integralmente conservato dal ghiaccio. I suoi vestiti, meno risparmiati dal tempo, sono stati ricostruiti dai frammenti vegetali e dai lembi di pelle animale recuperati intorno al corpo. Le sue armi e gli utensili hanno invece resistito agli oltre cinque millenni passati nel ghiaccio: si tratta di un' ascia in rame, un pugnale in selce, un arco e delle frecce in legno, un punteruolo, delle esche ed un acciarino, più uno zaino.

 

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La mummia come appare oggi,  conservata in un museo di Bolzano

 

  

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