in
Val Senales
Il Dna
rivela: il cacciatore Ötzi prima di morire uccise 4 nemici
Bolzano -
12 - agosto - 2003
Dodici anni fa, quando
venne trovato nel ghiaccio, Ötzi, la mummia del Similaun,
sembrava un innocuo pastore. Poi, gli scienziati che si sono
occupati di lui, hanno cominciato a dire che poteva essere,
forse, uno sciamano, una vittima sacrificale, un cacciatore
morto in un incidente di caccia, colpito per sbaglio da una
freccia di un "collega". Ieri, a Bolzano, l'occhialuto
archeologo australiano Tom Loy ha raccontato un'altra
straordinaria verità sulla più vecchia mummia europea: Ötzi
ha combattuto e colpito altri uomini prima di morire. Sulla
lama del pugnale, l'asta e la punta della freccia spezzata
nella faretra e sulla sopravveste di pelliccia c'erano
tracce di sangue che non appartengono a lui, ma ad altri
quattro uomini diversi. Questo significa che c'è stato un
combattimento poco prima della morte. Forse tra gruppi di
cacciatori. E alla fine Ötzi ha avuto la peggio.
L'antropologo ha annunciato i risultati della sua ricerca
ieri, al Museo Archeologico dell'Alto Adige a Bolzano, il
futuribile museo costruito attorno alla mummia di 5000 anni
fa. Era assieme un appuntamento scientifico e commerciale,
perché si annunciava che le nuove scoperte, anche se non
ancora pubblicate su riviste scientifiche, verranno
presentate nel film documentario "Ultimate guide:
The iceman 2" che andrà in onda per la prima volta in
Italia il 22 ottobre alle ore 20.30 sulla rete privata
Discovery Channel Italia. Il film è stato girato da Brando
Quilici. Tom Loy e il suo gruppo hanno lavorato sul "DNA
mitocondriale", cioè sullo stesso tipo di campioni di
patrimonio genetico che negli anni scorsi era stato studiato
sull'Uomo dei ghiacci. E hanno scoperto che sia Ötzi
sia le sue vittime erano gente del Nord, popolazioni che
vivevano tra le valli alpine e le zone dell'Europa
settentrionale. Niente a che vedere con i primi italici.
Dunque, è stata una lotta fratricida quella che ha impegnato
l'Uomo dei ghiacci prima della sua morte. Come
accade ormai da una dozzina d'anni, bisogna ricostruire da
capo lo scenario di quel che accadde nella primavera di 5000
anni fa, in pieno Neolitico, quando è avvenuta la morte
dell'Uomo del Similaun. Possiamo immaginare che
sia partito e non da solo, da un villaggio della Val Venosta
o della Val Senales. Probabilmente, dicono i ricercatori, da
quello che sorgeva su uno sperone di roccia, là dove oggi
c’è il borgo medievale di Castel Juval. Avevano preso,
lui e i suoi compagni, la via dell'alta montagna, forse per
cacciare gli stambecchi che venivano a brucare nei pascoli
di alta quota e a bere nei laghetti che si formano allo
sciogliersi dei ghiacci. Ma forse si trattava di una
spedizione punitiva contro un gruppo di cacciatori rivali.
Un combattimento infatti deve essere avvenuto, se quest’uomo,
già molto anziano (aveva 46 anni, una enormità per l'epoca)
ha potuto affondare il suo coltello di pietra fissata a
manici di legno nel corpo di altri uomini. E si è sporcato
il mantello di sangue, ha tirato frecce con le aste di
lantana. Forse non con l'arco che gli è stato trovato. Un
arco potente, di legno di tasso, simile a quello che 4000
anni dopo avrebbero deciso a favore degli arcieri inglesi
una battaglia campale contro i francesi. Ma quell'arco,
ritrovato sul
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Similaun accanto alla mummia, era ancora da
terminare. Forse Ötzi l'ha rubato ad un suo
rivale ucciso. Perché alla fine, se la
freccia sporca di sangue era nella faretra,
allora c'è stato tutto il tempo per
recuperarle dai corpi degli avversari.
Quindi, alla fine dello scontro, è il gruppo
di Ötzi che ha vinto. Su almeno quattro
avversari, ci dice il DNA. A questo punto,
sembra che gli scenari si divarichino di
nuovo. Può darsi che il vecchio guerriero
sia rimasto ferito. Una radiografia ha visto
che sotto la sua scapola destra, ben
infilata nel corpo, c'è la punta di una
freccia lunga 28 millimetri. Una ferita che
non gli ha lasciato scampo,ma che
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sul momento non
sembrava così micidiale. L'Uomo del Similaun l'ha
ignorata, finché non l'ha indebolito e fatto stramazzare.
Non è riuscito a tornare al villaggio con i suoi compagni.
Ma c'è una seconda possibilità: la veste presenta due fori
sul lato sinistro, uno a metà della schiena e l'altro
all'altezza della spalla. Entrambi i fori presentano tracce
di sangue con lo stesso DNA. Quindi, una persona sanguinante
si è abbattuta sulla schiena di Ötzi. Un altro campione è
stato preso da un piccolo foro che dovrebbe essere il punto
di ingresso della freccia nella scapola di Ötzi e il Dna
appare essere un miscuglio tra due diversi. Uno era
probabilmente quello di Ötzi, proveniente dal sangue
fuoriuscito dalla ferita e l'altro dalla stessa persona che
aveva lasciato tracce di sangue sulla veste. Quindi possiamo
pensare ad un combattimento che termina con la morte del
nostro uomo, che rimane lì sul terreno. Cade su un poggio,
mentre soffiava un vento caldo e secco. Poco dopo la sua
morte, la notte, ha nevicato. Il suo corpo è stato così
prima essiccato e poi protetto dagli animali predatori di
carogne. Ed è arrivato fino a noi per rivelarci pezzo dopo
pezzo la sua storia misteriosa.
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La mummia viene rimossa dalla suo secolare tomba e
portata al museo di Bolzano |
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