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ALTRE TORRI NELLA CITTA' DI TRENTO

     

a Trento

 

 Torre di Piazza Oggi

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Essa è datata 1499, reca l'aquila trentina e i nomi dei sindaci della città di quell'anno. Sulla sommità della torre erano predisposti i Falconetti e altre armi che d'ordinario venivano usati in occasione di festività (celebre quella di S. Vigilio) e per l'arrivo di ospiti illustri <e a Trento furono molti>; conosciute sono le mirabili accoglienze che la città tributò a personaggi della storia e della religione durante il Concilio Tridentino. Oltre allo sparo di armi, barili di pece, di notte venivano bruciati fra gli spalti, sulle finestrelle e su quelle del vicino Palazzo Pretorio, mentre molto antico è l'uso tradizionale dei <fuochi d'artificio>. Ai piedi della torre c'erano infine delle botteghe e anche una farmacia, mentre per la manutenzione della fortezza dovevano concorrere, non solo la città, ma anche i comuni della <Pretura Esterna>.

 

 

Torre di Piazza o Civica

 

 

Torre del Vescovo e Torre della Comunità

 

La Torre di Piazza, può essere considerata il segno storico monumentale dell'ampliamento della città medievale, rispetto alla città romana o, forse a quella alto medievale. La costruzione della Cattedrale, l'inclusione del Borgo Nuovo entro la città urbica murata, spostarono al margine meridionale del nucleo d'antica origine, il polo religioso e quindi civico. La Torre è menzionata indirettamente nel 1119. Essa sorgeva presso la <camera del signor Vescovo>. Ciò significa che fin da allora lo spazio tra Cattedrale e la Torre era occupata da una casa fortificata, sede del Vescovo e dei suoi uffici. Nel 1209, tale realtà si precisa; varie riunioni feudali si svolsero nell'agosto di quell'anno <nella camera della torre del signor vescovo> e nella <torre del vescovo> stessa. Essa appare quindi il baluardo del palazzo urbico del signore medievale, la vera Torre di Città, il mastio di quel <castello del vescovo con la cappella di S. Biagio> quale appare il 6 maggio 1201. Quando la Torre, o la parte superiore della medesima, sia passata di uso civico non si sa con sicurezza, probabilmente per un secolare processo di consuetudine che nel 1257 fa chiamare l'edificio

 

 

 

 

la <Torre della Comunità di Trento.> Il Menestrina, presuppone che ciò sia avvenuto, meglio sotto un certo aspetto legalizzato da un atto di violenza. Forse nel 1407, allorchè Rodolfo Belenzani guidò la ribellione dei cittadini di Trento. Il rapporto città-Torre sembra tuttavia risalire al secolo XII (e forse ancor prima) in quanto luogo della campana che convoca in piazza le ambasce comunitarie. Insomma da rifugio a fortezza del signore, da sede del capitano della guarnigione, la torre divenne prigione civica, direttamente collegata con Palazzo Pretorio, dove si amministrava la giustizia. La proprietà, divisa, tra la Cattedrale e il Comune <parte superiore>, ricorda le antiche vicende dell'edificio assestatesi nel corso dei secoli.

 

Leggende e Tradizioni

 

Camera delle torture: Era un pauroso locale dove una macchina, irta di coltelli <macinava> i prigionieri. E' un ricordo deformato delle torture che nella Torre Civica, effettivamente, secondo la medievale istituzione dei processi, vi si facevano. L'aquila di pietra: Essa è 

 

 

La fontana con l'aquila

 

direttamente collegata alla Torre con le carceri che ospitava. L'aquila di pietra in cima alla colonna della bella fontana, accanto al pilastro di centro dei portici delle case affrescate, <Case Rella>, dirimpetto alla torre. Starebbe a ricordo di un drammatico caso giudiziario. Un condannato mentre saliva il patibolo, rizzato ai piedi della torre, chiamò a testimoniare un'aquila la quale confermò la tesi del condannato, diventando di pietra.

 

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