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ALTRE TORRI NELLA CITTA' DI TRENTO

a Trento

 

 Palazzo Pretorio

 

E' chiamato così il corpo tra il Castelletto dei Vescovi e la Torre di Piazza. Si tratta di una elegante quanto austera costruzione, merlata alla Ghibellina, pianta quadrangolare che le campagne di restauro e di ripristino conclusesi nel 1963, dopo un decennio di laboriosi interventi, hanno forse avvicinato all'aspetto romanico, quale i maestri lombardi gli conferirono nel primo ventennio del XIII secolo. Trifore, bifore, monofore, aeree porticine lunghe e strette, conferiscono alle pareti litiche, uno schietto piglio medievale, sottolineata dalla vicinanza, oltre che dalla massa architettonica della Cattedrale-Castelletto, dalla grande Torre di Piazza e dagli

 

Palazzo Pretorio

 

 

arconi dell'angolo nord-ovest. Il fronte verso la piazza è armoniosamente partito su due sovrapposti ordini di aperture, di trifore (7 al primo piano) di bifore (13 al secondo piano). Il coronamento è costituito da una sfilata di 19 merli a coda di rondine sotto i quali corre la linea dei fori della gronda del tetto (a due spioventi) sottolineata da un lungo cordoncino di pietra. La merlatura del prospetto nord, poggiato alla torre, è scalare. Per uno <scivolo> al fornice che assieme agli altri due coevi del lato di settentrione, potrebbe accennare a un passaggio fortificato medievale difeso da un rivellino. La pietra dell'imposta dell'arco che guarda la piazza, reca un rilievo lapideo romano <caccia al cinghiale> ritenuta un relitto della Porta Veronensis che si trova nei pressi. Verso il duomo c'è l'attuale ingresso (1990) al Museo Diocesano Tridentino. Tra le 4 finestre classiche del I° piano è murata la lapide barocca, sormontata

 

Retro del Palazzo Pretorio

 

dallo stemma Thun, inquartato con l'aquila di Trento. Ricorda l'ampio ripristino fatto eseguire nel 1676 dal principe vescovo Sigismondo Alfonso Thun(1668-1677). L'epigrafe commemorativa è posta all'insegna degli emblemi episcopali e principeschi, cioè la mitra, il portale e la spada dorati. Sul fronte di settentrione, oltre le due bifore del secondo piano, che danno luce all'atrio presso la torre,finestre classiche del I° piano è murata la lapide barocca, sormontata dallo stemma Thun, inquartato con l'aquila di Trento. Ricorda l'ampio ripristino fatto eseguire nel 1676 dal principe vescovo Sigismondo Alfonso Thun(1668-1677). L'epigrafe commemorativa è posta all'insegna degli emblemi episcopali e principeschi, cioè la mitra, il portale e la spada dorati. Sul fronte di settentrione, oltre le due bifore del secondo piano, che danno luce all'atrio presso la torre, c'è una stretta porta in collegamento forse con un corpo esterno ai piedi del quale si apriva il pozzo. La lapide, molto rovinata dall'usura del tempo, murata tra i due grandi stemmi lapidei, sormontati dalla mitra vescovile, a sinistra del Cardinale Bernardo Cles (1514-1539) a destra di Carlo Emanuele Madruzzo (1629-1658) si riferisce alla costruzione di un corpo a loggia (dipinto nel 1539 da Antonio da Venezia) con scala di accesso poggiata alla torre e al successivo restauro madruzziano. L'epigrafe di calcare bianco sottostante, documenta invece il rifacimento comunale del 1780. L'architetto Cerneri, eliminò la loggia cinquecentesca, incluse lo spazio antistante alla torre in un'aggiunta nella quale fu inserito il solenne portale classico a balconata fregiato dell'aquila tridentina e da due statue marmoree di Antonio Giongo, raffiguranti la Giustizia e la Virtù. Il portale fu demolito in occasione dei restauri dell'edificio e ricostruito nel cortile della sede municipale di Palazzo Thun, in via Belenzani. La facciata verso via Garibaldi (oriente) è piacevolmente asimmetrica. Contiene la vicenda architettonica principale del palazzo da quella romanica a quella settecentesca. Il portale a cui si accede per gradinata lapidea sotto la quale si apre la galleria in comunicazione con la piazza, è opera seicentesca (1604) del comune di Trento che vi ha fatto scolpire nello scudetto al centro dell'arco a pieno sesto, l'aquila, suo emblema. La linea delle 5 trifore del primo piano è continuata, verso l'abside di San Giovanni, da tre finestroni seicenteschi e si riferisce al disegno delle 5 bifore del II° piano, il cui ordine è interrotto e, continuato dal polittico delle quattro aperture medievali lunghe e strette, probabilmente memoria, di porticine e finestrelle. Come avvenne per il primo piano, anche il secondo è concluso a sud dai finestroni seicenteschi.



La Storia

Il Palazzo Pretorio fu per vari secoli la residenza dei vescovi tridentini, del loro governo, sia spirituale che temporale, e della loro corte. Il luogo dove sorge, nasconde un tormento archeologico significativo che abbraccia un lungo quanto lacunoso arco storico, dall'assetto fortificato della porta urbica detta <Veronensis>, a un tratto di litostrato della grande strada imperiale <Claudia Augusta Padana>, da memorie epigrafiche romane, romano-cristiane, altomedievali

 

 

Particolari Del Palazzo e la Porta Veronensis



a memorie di costruzioni medievali. Il Palazzo Pretorio fu così chiamato dalla corte di giustizia che vi aveva sede <
Palazzo Episcopale dove si rende Giustizia. Come tale il Palazzo Vescovile è menzionato dal secolo XI (1071) in occasione della Consacrazione delle cappelle
 

La Porta Veronensis sutto il museo Diocesano

 

Palatine di San Giovanni Battista e di San Biagio. Nei secoli seguenti gli accenni s'infittiscono. E' detto Palazzo Episcopale della città di Trento ( 1144), Palazzo Tridentino (1145) Palazzo dei Vescovi (1191). Nei numerosi atti feudali che vi furono rogati, si nota una precisazione tra Palazzo Episcopale inferiore e Palazzo Episcopale superiore. Essa sembra essere riferita rispettivamente al Pretorio e al Castelletto.

 

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