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DIOCESANO

 

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ALTRE TORRI NELLA CITTA' DI TRENTO

     

a Trento

 

 Torre di Piazza Oggi

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L'affusto della torre è di pietra calcare quadrate, bugnate al basamento e sugli spigoli. E' contrassegnata da feritoie e finestrelle sovrapposte quadrate e inferriate, aperte in età piuttosto recente. Da assegnarsi all'elevazione quattrocentesca i quattro finestroni ad arco pieno della cella campanaria. Assieme al coronamento a possenti medaglioni secolari di pietra, essi c'erano già alla fine del secolo XVI, quando Alberct Durer, dipinse la <Prima veduta di Trento>; nell'acquerello, i merli sono cinque per lato, mentre l'attuale coronamento ne presenta tre per lato, a forma scalare. Sotto l'orologio, sono visibili le tracce di un precedente giro di merli. Pitture fresche, eseguite nel secolo XVI, da Gerolamo Fontana e da Marco Sandelli, su commissione del Magistrato Consolare, decoravano parte dell'esterno dell'affusto. Gli ingressi sono due portine a una altezza considerevole rispetto al piano stradale. Il che presuppone che già in origine un edificio fortificato era poggiato al fianco sud della torre. Entrambi gli ingressi si aprono verso Palazzo Pretorio. L'uno, al primo piano, immette in una cella piuttosto angusta, dove oggi è custodito il <tesoro della cattedrale>. Sul pavimento una botola permette di calarsi sul fondo della torre. Il secondo,posto al piano superiore del Pretorio, da accesso al locale di dove, per una serie di scalette, si sale alla stanza dell'orologio, alla cella campanaria e agli spalti, dopo aver superato la botola praticata nell'ultimo soffitto.

 

Torri di Trento

 

Dalla sommità il panorama di Trento e la corona dei monti che l'abbraccia è grandioso. Compresa la Muda, la Torre è articolata su dieci piani. Tranne il passaggio al quarto,le due celle occupate dall'orologio e la cella campanaria (ultimo piano), tutti i locali erano adibiti a carceri. La torre è alta dal piano stradale attuale circa 41,50 metri. Le sue dimensioni sono m. 7,60 x 7,80. Lo spessore delle muraglie è di m. 2,0 al primo piano e di m. 1 all'ultimo. Dalla diversità dell'ordito murario lapideo, leggibile sull'affusto, sarebbe stata soprelevata almeno 3 volte. Fu oggetto di restauri e adattamenti che nel corso dei secoli non mutarono gran che il suo aspetto, quale risultò dalle sopraelevazioni, tranne la vistosa apertura delle finestre quadre, effettuate al tempo del suo adattamento a carcere <moderno>. Nel 1629, ad esempio, si dovette riparare l'accesso <per andar su per la torre, che era rotto, li solari et balconade..>, >far comodar la presa in fondo de la torre..>. Nel secolo successivo il Magistrato Consolare, dovette procedere al restauro del coronamento e del settore dell'orologio. La notazione delle spese incontrate, proietta, oltre che alla figura della parte superiore della torre, l'accuratezza dell'amministrazione civica di un tempo.

Le Carceri Pretorie 

 

Altro intervento si ebbe nel 1856, allorche il Magistrato Consolare cedette la Torre detta <Civica> in uso alla Pretura>onde fosse mantenuta a carcere>. E carcere rimase, tranne gli ultimi 3 piani che ospitano la macchina dell'orologio e la cella campanaria <fin all'ultimo ventennio del secolo scorso. Gabriele Rizzi ci riporta testimonianza nel suo libro su Trento, pubblicato nel 1931: <fra le carceri, la più nota era la Fermaiola, dove si chiudevano coloro che non potevano pagare i loro debiti>. Le Carceri Pretorie della torre sono menzionate già nel XVI secolo. In una cella erano custoditi gli strumenti di tortura, così come avveniva nella Torre Vanga. Nelle altre venivano rinchiusi i condannati, debitori compresi come si è visto. La Torre era altresì uno dei caposaldi della organizzazione urbanistica di questo spazio civico. La famiglia che abitava nella casa <per mezzo il Palazzo Pretorio> prendeva nome dalla torre, mentre l'edificio <per mezzo della Torre di Piazza>, era nel secolo XVIII proprietà dei Guarnieri.

 

 

La Renga e l'Orologio della Torre

 

La Torre di Piazza, accolse il primo orologio della città. Il suo custode, doveva provvedervi e suonare la campana della guardia a <sui tempi e per bisogni di fuoco>. La città, infatti, devastata più volte da incendi a causa di guerre o dell'abbondanza del legno con cui erano costruite le sue case, molte delle quali, oltre a imponenti sovrastrutture lignee, avevano il tetto coperto di Scandole. Si citano tra

 

 

tra gli altri gli incendi del 1303 e della notte dei santi del 1870. L'uno fu provocato dalla guerra tra i conti del Tirolo e i contadini di Trento. Il secondo si sviluppò casualmente e danneggiò fortemente il borgo di S. Martino. Si narra che in quella notte il <Campanone de la Tòr> suonò per tutta la notte. Al tempo del Concilio tridentino i Consoli della città, commissionarono a Maestro Giovanni Francesco da Lecco, un orologio atto a battere < 24 ore et anco 12 >. In effetti si trattò di un rimodernamento della vecchia macchina già in funzione da circa un secolo. Nel 1562 era guardiano dell'orologio, Maestro Gerolamo, nel 1621 Maestro Bastian de Mozzo, fabbro ferraio, detto anche il Bastian delle hore. Nel luglio di 3 anni dopo, costui fu inquisito perchè, nella sua qualità di custode dell'orologio, aveva <distratto 12 falconetti che stavano per solito nella torre>. In base al contratto con il comune, il Bastian Mozzo era obbligato a battere sia le ore <all'italiana> che quelle <alla tedesca>. Quella della torre era l'ora della città, mentre quella della Torre Grande del Buonconsiglio, era detta l'<hora del castello>. L'ufficio dei boteri, ossia degli uomini incaricati della manutenzione dell'orologio e del suono della campana, era di primaria importanza per l'ordine della città. Di norma i boteri erano due, scrive Gabriele Rizzi:<uno batteva le ore diurne, l'altro le notturne, fino alle 24; gridava dall'alto della torre ch3e tutto era in ordine>. Un vecchio ci raccontò che l'avviso era una specie di preghiera del tipo :<ore una, lode a Dio, niente di nuovo>. Un'asta con lanterna accesa veniva esposta nottetempo dai finestroni sommitali. In caso d'incendio essa veniva orientata 

 

 

Torre con l'orologio

 

verso il luogo dove si era verificato il sinistro. Le campane erano 2: la Renga <quella attuale è stata fusa nella seconda metà del secolo XVIII, detta anche "il campanone della torre ", la campana che dal secolo XII, chiamava a parlamento gli uomini della città sulla "piazza comune">; la campana più piccola invece detta anche: <campana della guardia>, veniva suonata <con tre voci, con qualche intervallo> il lunedì, mercoledì e venerdì per le udienze del Podestà, al banco della regione <banco di giustizia<, in caso di incendio e per chiamare gli ufficiali in città

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